Addio alle lunghe cause civili: dal 15 gennaio 2026 debutta l'Arbitro Assicurativo. Ecco come funziona il nuovo strumento IVASS per tutelare i consumatori.
Dopo anni di attesa e una complessa fase di gestazione normativa, l’IVASS (l'Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni) mette in campo uno strumento che promette di riequilibrare il rapporto di forza tra il singolo cittadino e i giganti del settore assicurativo.
L'era delle lunghe e costose cause civili contro le assicurazioni sembra giunta al termine. Dal 15 gennaio 2026, è ufficialmente operativo l’Arbitro Assicurativo (AAS), lo strumento di risoluzione stragiudiziale delle controversie gestito dall’IVASS.
L’Arbitro Assicurativo è un sistema di risoluzione alternativa delle controversie che permette ai cittadini di risolvere i litigi con le compagnie assicurative in modo rapido e senza ricorrere al giudice. Si affianca a strumenti già consolidati come l’Arbitro Bancario Finanziario (ABF), che negli anni ha gestito decine di migliaia di ricorsi con tassi di efficacia altissimi. Il principio è semplice: risolvere le controversie senza avvocati, senza bolli e, soprattutto, in tempi certi, offrendo una tutela specifica per il settore assicurativo.
Mentre una causa civile in Italia può trascinarsi per anni, l’Arbitro Assicurativo è tenuto ad emettere una decisione entro 180 giorni. Il costo dell'operazione? Una "tassa" simbolica di 20 euro, che viene restituita all'assicurato in caso di vittoria.
Non tutte le liti, però, finiranno davanti al nuovo organismo. Il regolamento stabilisce soglie precise per garantire la snellezza della procedura: per le polizze danni, controversie fino a 25.000 euro (casa, furto, viaggi), per la RC Auto, il limite è fissato a 2.500 euro, esclusivamente per i casi di azione diretta contro la propria compagnia, mentre per le polizze vita l’Arbitro può decidere su liti fino a 150.000 euro (che raddoppiano a 300.000 per le polizze caso morte).
Restano fuori le questioni mediche complesse: se la disputa riguarda l'entità di un danno biologico che richiede perizie cliniche approfondite, la via del tribunale rimane l'unica percorribile.
Una delle domande più frequenti è: "Cosa succede se la compagnia perde e decide di non pagare?". A differenza di una sentenza del giudice, la decisione dell’Arbitro non è un titolo esecutivo (non si può attivare un pignoramento immediato). Tuttavia, l’arma a disposizione dell’AAS è forse più temuta dalle compagnie: la reputazione.
In caso di inadempimento, il nome della compagnia viene pubblicato in una "lista nera" sul sito dell'Arbitro e della compagnia stessa per cinque anni. Per un istituto finanziario, il danno d'immagine derivante dal rifiuto di rispettare una decisione di un organismo di vigilanza è un rischio che pochi sono disposti a correre.
Per presentare il ricorso bisogna procedere in 3 step. Primo, non si può adire l'Arbitro senza aver prima tentato una conciliazione diretta. Bisogna inviare un reclamo scritto alla compagnia, che ha 45 giorni per rispondere.
Secondo, se la risposta è negativa o assente, l'assicurato può caricare la documentazione sul portale www.arbitroassicurativo.org. allegando copia del reclamo inviato e dell'eventuale risposta, il contratto di assicurazione e la documentazione a supporto della propria tesi.
Terzo, il Collegio dell'Arbitro esamina i documenti e decide.
Il servizio è accessibile a diverse categorie di soggetti, come consumatori privati, professionisti e titolari di Partita IVA, microimprese e piccole aziende.
"È una vittoria della trasparenza", commentano le associazioni dei consumatori. "Fino a ieri, molti cittadini rinunciavano a far valere i propri diritti per cifre modeste, scoraggiati dai costi legali. Oggi, con 20 euro e una connessione internet, il campo da gioco è finalmente livellato"