Tra startup in bancarotta e 600 milioni bruciati, l'imposizione green si scontra con il mercato. Perché i consumatori dicono no al dogma dell'Agenda 2030
L'Agenda 2030, programma di azione globale, sottoscritto nel 2015 dai paesi membri dell'ONU per promuovere lo sviluppo sostenibile, ha portato avanti tra gli altri il concetto di sostenibilità ambientale.
Questa consiste nell'uso responsabile delle risorse naturali, la riduzione dell'inquinamento, la tutela della biodiversità e il contrasto al cambiamento climatico e, più in generale, è la capacità di soddisfare i bisogni della generazione presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri.
Ciò detto abbiamo assistito, a far tempo dal 2021, ad un improvviso, rinnovato interesse per gli insetti come modificatori dell'alimentazione umana ed il pretesto è stato proprio, tra gli altri, quello della sostenibilità.
Non vi è chi non sappia che gli insetti sono il motore invisibile del nostro pianeta. Senza di loro, la vita come la conosciamo crollerebbe in tempi brevissimi.
Impollinano piante e fiori, trasformano la materia organica morta in nutrienti per il suolo, sono fonte primaria di cibo per uccelli, rettili, anfibi e piccoli mammiferi. Mantengono in equilibrio le popolazioni di altri organismi.
Gli insetti sono stati una fonte di nutrimento essenziale fin dalla preistoria e mentre in Occidente la pratica è diminuita col tempo, in molte altre parti del mondo gli insetti non hanno mai smesso di essere considerati cibo.
In Europa e Nord America, l'interesse è rinato solo recentemente per ragioni di presunta sostenibilità e sicurezza alimentare.
Si è tentato dunque di introdurre questo nuovo ingrediente, l'insetto e i suoi derivati quali farine ed estratti proteici, per proporre (o imporre) un nuovo modello di alimentazione basato sul minor impatto possibile. E su questo modello molti hanno investito anche attraverso sussidi europei, quelli finanziati anche da noi per intenderci.
Nel corso di pochi anni tante sono state le aziende che hanno puntato sugli insetti, forti anche dell'appoggio politico e ideologico di tutti Stati gli aderenti alla Agenda 2030.
E se qualcosa ti viene proposto come status symbol, come agente di cambiamento nel proprio mondo sociale, è inevitabile sentirsene attratti, se non si è abituati ad esercitare senso critico.
Si ricordano ancora, il 16 febbraio del 2023, Grillo-Day, le interminabili file davanti agli stores milanesi “Pane e Trita”, per assaggiare il Grillo Burger, panino con farina di grillo di un inquietante color verde brillante.
Entusiasmo durato poco, e per fortuna aggiungerei, infatti, spente le luci sul palcoscenico della novità, si è tornati senza pentimento al pane consueto.
Oggi si tenta ancora, debolmente, di proporre il consumo di farina di insetti ma in larga parte questa rimante, intoccata, sugli scaffali, perché i gusti della gente non si cambiano a colpi di Agenda 2030, al grido di “O Green O Morte”.
E il risultato di oggi è una disfatta colossale: la startup francese Ynsect, la più grande fabbrica di insetti d'Europa è fallita, bruciando in un soffio 600 milioni di euro (parte di questi proveniente da fondi europei legati per l'appunto all'Agenda 2030), portandosi dietro la danese Enorm Biofactory, la canadese Aspire Food Group, Alpha Group e Alpha Chitin, la sudafricana Inseco.
E' incomprensibile, sotto il profilo squisitamente finanziario, l'investimento su un segmento di produzione così controverso, atteso che la domanda reale è ben diversa.
E' appena il caso di precisare che tutto il denaro pubblico erogato per questi “investimenti” avrebbe potuto essere impiegato in modo molto più produttivo ma, anche qui, l'Agenda 2030 vorrebbe andare in una direzione ben diversa.
Ci sarebbe infine da chiedersi come mai, per noi comuni mortali, uno sviluppo sostenibile passerebbe dal consumo di insetti, mentre, al tempo stesso, i “maggiorenti” del pianeta non fanno altro che accumulare proprietà terriere e selezionare razze di animali da macello per garantirsi la miglior qualità di alimentazione.
Il doppio standard ci invita a stare sempre con gli occhi aperti e fare appello al buonsenso quando ci vengono proposte modalità di vita così lontane dal consueto.
(M. Giovanna Rega)