Piracy Shield e lo scontro tra AGCom e Cloudflare: tra blocchi IP indiscriminati e rischi per il web italiano, ecco perché la legge antipezzotto fa discutere.
Riassunto delle puntate precedenti:
AGCom, per tutelare i servizi di streaming televisivo, in particolar modo Lega Serie A e DAZN, crea una struttura che prevede di poter inibire le sorgenti del traffico entro 30 minuti da una
segnalazione. I provider e tutti gli elementi della rete interessati sono tenuti entro 30 minuti a bloccare l'indirizzo IP segnalato tramite Piracy Shield.
Internet è una rete complessa; per funzionare vengono usati strumenti, logiche ed algoritmi complessi.
Cloudflare offre servizi, attraverso i quali è possibile proteggere i propri server,i propri siti e instradare il traffico nel modo più fruibile agli utenti dislocati capillarmente a livello mondiale.
Cloudflare non offre servizio di hosting (nel senso che non ospita siti web), ma fa da firewall (Web Application Firewall nello specifico), frappponendosi al centro tra l'utente finale
e i servizi esposti online. In pratica, fa da scudo, o meglio ancora da filtro, al traffico dati, permettendo ai servizi, protetti, di restare online anche durante eventuali attacchi.
Per far ciò, Cloudflare espone al mondo un indirizzo ip proprio attraverso il quale instrada il traffico verso il servizio.
Esempio: digitando www.spinfo.it si raggiunge l'ip 188.114.97.7 (di Cloudflare) che instrada il traffico (la richiesta di accesso) verso l'ip intestato al sottoscritto.
Per motivi tecnici, 188.114.97.7 sarà anche un ip usato per instradare traffico verso altri siti e non è impossibile che qualche persona malintenzionata possa finire per essere mascherata sotto la stessa protezione.
Se Piracy Shield, evidentemente sotto la supervisione di personale poco esperto del funzionamento della rete, dovesse decidere di bannare l'ip 188.114.97.7, il sito spinfo.it, come tantissimi altri, verrebbe oscurato e macchiato dell'onta di essere un sito inattendibile che trasmette contenuti pirata. L'onere della prova, per scagionare il mio sito internet dall'oscuramento, sarebbe completamente a carico mio e soprattutto, sarei costretto a far segnalazione in tempi brevissimi pena l'impossibilità di ricorrere ulteriormente.
Bannare un IP, in modo definitivo, equivale a impedire l'accesso definitivamente ad una strada della vostra città, perché al 7° piano di un palazzo una persona ha commesso un reato.
Cloudflare asserisce che non è possibile ed è tecnicamente errato dare tanta responsabilità ai fornitori di servizi, soprattutto che non è disposta a bloccare indirizzi IP (che sono tra l'altro in numero limitato, non sono infiniti, ndr) se non sotto esplicita richiesta della magistratura, non di un organo indipendente con "poteri" limitati e regolamentati solo nel proprio territorio.
AGCom, per tutta risposta, ha deciso di multare Cloudflare per una somma calcolata in percentuale al fatturato MONDIALE dell'azienda americana, quindi non avendo neanche la sensatezza di regolare la sanzione in base al fatturato nazionale.
Cloudflare di risposta, attraverso il suo CEO non riconoscendo in alcun modo la giurisdizione di AGCom ha promesso:
-1 di non pagare la multa
-2 interrompere gli investimenti sul territorio italiano (posti di lavoro, sviluppo di nuove infrastrutture)
-3 interrompere il programma di cybersecurity offerto "gratuitamente" per le Olimpiadi di Cortina.
Fonte: https://x.com/eastdakota/status/2009654937303896492
In un paese dove ogni legge proposta da un lato del parlamento viene sistematicamente contestata dalla fazione contrapposta,
La legge "antipezzotto" è stata votata all'unanimità dal parlamento italiano.Su X il deputato di Fratelli d'Italia, Federico Mollicone, scrive (notare il virgolettato) "Se Cloudfare avesse rispettato la legge - e non avesse ospitato siti pirati che lucrano sul lavoro delle aziende italiane - questo non sarebbe accaduto".
Fonte: https://x.com/fmollicone/status/2009983998647320641
"e non avesse ospitato siti pirati"...
"ospitato"
Qualcosa non torna. Viene il dubbio che non si voglia dare credito a tecnici esperti del settore, temendo di inimicarsi quella che è tra le fonti di reddito più elevate del paese: il sistema del calcio.
Alternative a Cloudflare sono ovviamente offerte da aziende multinazionali altrettanto blasonate (Amazon… per esempio).
Dovessero rompersi i rapporti tra Cloudflare e l'Italia, rischieremmo di avere lo stesso problema anche con Amazon?
La vicenda sembra non avere ancora un esito. Non resta che affacciarsi alla finestra e osservare.