Giustizia, perché il "SÌ" è l'unica via per un processo davvero equo

Giustizia, perché il "SÌ" è l'unica via per un processo davvero equo

Separazione delle carriere e riforma del CSM: il referendum per una giustizia "all'americana". Perché il sorteggio e i due CSM possono garantire l'equità.

A una settimana dal referendum sulla giustizia, il dibattito per la separazione delle carriere è spesso soffocato da un linguaggio duro (e minaccioso) di contrapposizione tra destra e sinistra, anche se il cuore della questione è di una semplicità disarmante. Si tratta di decidere se vogliamo continuare con un sistema sbilanciato o se vogliamo finalmente una giustizia "all'americana", dove la legge è davvero uguale per tutti.

Oggi in Italia viviamo un’anomalia: il giudice che deve decidere sulla colpevolezza di un imputato è, di fatto, un collega dell'accusa. Spesso sono amici, hanno condiviso uffici e percorsi.

Prendiamo come modello la giustizia statunitense: pur con i suoi difetti, lì il potente procuratore distrettuale e l’avvocato difensore entrano in aula alla pari. Entrambi stanno davanti al giudice "col cappello in mano", senza corsie preferenziali.

In Italia, finché il giudice giudicante e il Pubblico Ministero faranno parte della stessa "famiglia" professionale, la parità tra accusa e difesa resterà un miraggio sulla carta. Separare le carriere significa garantire che il giudice sia davvero un terzo imparziale sopra le parti.

Il secondo pilastro della riforma riguarda il Consiglio Superiore della Magistratura. Attualmente, l’organo di governo dei magistrati è ostaggio di dinamiche politiche e correntizie, storicamente influenzate da una certa egemonia culturale di sinistra.

La proposta del sorteggio dei membri è la vera rivoluzione: l'estrazione a sorte spezza il legame di sudditanza tra il magistrato e il partito di riferimento.

A questo si aggiunge la creazione di due CSM separati — uno per i giudici e uno per i PM —  che eviterà ogni forma di commistione e spirito di corpo tra chi accusa e chi deve giudicare.

Votare "SÌ", quindi, significa trasformare il processo penale in una sfida leale, dove il verdetto non è influenzato da appartenenze o amicizie di corridoio. È il passo decisivo per una giustizia più equa, trasparente e, finalmente, libera dal peso delle correnti.

(Antonio Carbone)

La Redazione

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