La sinistra italiana con a capo Landini difende Maduro e attacca l’Occidente: ideologia senza freni e silenzio su repressione, brogli e diritti negati
Anno nuovo, proteste nuove. Il 2026 si è aperto con una serie di manifestazioni, per la verità di partecipazione piuttosto contenuta, che hanno interessato diverse città italiane. Al centro dei cortei, questa volta, l’arresto di Nicolas Maduro, presidente del Venezuela, prelevato nella sua residenza di Caracas dalle forze speciali statunitensi e trasferito a New York per essere processato da un tribunale federale.
Le accuse a suo carico sono pesantissime: associazione a delinquere finalizzata al narcoterrorismo, traffico internazionale di cocaina, possesso di mitragliatrici e dispositivi distruttivi, oltre ad altri reati legati alla criminalità organizzata. Un curriculum giudiziario che, tuttavia, non ha impedito a una parte della sinistra italiana di scendere in piazza in sua difesa.
A manifestare solidarietà al leader venezuelano sono stati i “soliti noti”: CGIL, organizzazioni della sinistra radicale, movimenti studenteschi, gruppi pro-Palestina e una galassia di associazioni e collettivi. Cortei che, oltre a contestare l’azione degli Stati Uniti, hanno colto l’occasione per attaccare anche il Governo italiano, accusato di allineamento a Washington.
Secondo i manifestanti, Maduro rappresenterebbe un simbolo di resistenza contro l’imperialismo occidentale. Una narrazione che stride con la realtà di un Paese piegato da anni di repressione, crisi economica e violazioni sistematiche dei diritti umani.
Ancora una volta si assiste a quello che molti definiscono un “mondo al contrario”: l’esaltazione di un leader accusato di aver truccato elezioni, incarcerato oppositori politici e costretto milioni di cittadini alla povertà e all’emigrazione, mentre si tace sulle responsabilità di un regime che ha consolidato il proprio potere anche grazie al sostegno di Russia e Cina, sempre più presenti nel cosiddetto “giardino di casa” degli Stati Uniti.
A guidare la fronda anti-occidentale c’è ancora una volta Maurizio Landini, segretario generale della CGIL. Un sindacato che dovrebbe occuparsi prioritariamente di lavoro, salari e occupazione, ma che da tempo sembra preferire l’intervento politico su scenari internazionali, spesso con posizioni apertamente anti-occidentali.
Landini ha definito Maduro un “presidente eletto dal popolo”, sorvolando – o ignorando – accuse di brogli elettorali, repressione e arresti dei dissidenti.
Una posizione che ha suscitato numerose reazioni. Tra queste, il commento di Carlo Calenda, che su X ha scritto: “Landini rappresenta il più basso livello di populismo mai raggiunto da un sindacalista italiano. Una serie infinita di contraddizioni e ipocrisie. Da Stellantis a Maduro, dall’Ucraina deliberatamente ignorata alle proposte ‘più tutto per tutti’ senza mai spiegare come”.
Landini, però, non è un caso isolato. Il caso Maduro non rappresenta un’eccezione, ma l’ennesima conferma di una linea politica che attraversa ampi settori dell’opposizione. Da Elly Schlein a Giuseppe Conte, passando per Bonelli, Fratoianni, centri sociali, ONG e movimenti vari, il fronte è ampio e compatto. Un’area politica che sembra accomunata da un antioccidentalismo ideologico, dalla sistematica delegittimazione delle democrazie liberali, da una visione dell’accoglienza senza limiti, dalla critica alle radici culturali europee e da una lettura ideologica dei conflitti internazionali.
Difendere l’Occidente, le sue libertà e i suoi valori non è una scelta ideologica, ma una responsabilità politica. Continuare a stare dalla parte sbagliata della storia, invece, è una strategia che paradossalmente rischia di rafforzare l’attuale maggioranza di governo e condannare la sinistra a una lunga marginalità.
Con tutte le sue contraddizioni e i suoi limiti, il centrodestra trova nella frammentazione e nelle posizioni estreme della sinistra un alleato involontario per governare a lungo.
Un risultato che, per molti osservatori, appare ormai scritto. Complimenti.