Accordo Mercosur: l’Italia si spacca tra boom dell'export e crisi agricola. Tra geopolitica e Made in Italy, ecco chi vince e chi perde nella sfida europea
Non è solo un trattato commerciale, è una scossa tellurica che sta ridisegnando le alleanze politiche e le prospettive economiche del Paese. Mentre la Commissione Europea ha dato il 27 febbraio il via libera all'applicazione provvisoria dell'accordo con il blocco sudamericano (Brasile, Argentina, Uruguay, Paraguay), l'Italia si scopre spaccata in due.
Da una parte il sogno di un export senza precedenti, con il fronte liberale che parte dall'idea che "l'Italia non può restare isolata" con partiti come Forza Italia e Azione, oltre a +Europa, che propendono ad una accelerazione affermando che il trattato non è solo un'opportunità economica, ma una scelta di campo geopolitica.
Secondo i favorevoli all'accordo, inoltre, questa è una vittoria per l'industria italiana che potrebbe guadagnare fino a 14 miliardi di euro di export aggiuntivo ed avere opportunità storiche per la meccanica, l'automotive e la chimica, che beneficeranno dell'abbattimento di dazi che oggi arrivano al 35%.
Dall'altra, l'incubo di una concorrenza sleale che minaccia le radici del Made in Italy agricolo.
I Conservatori italiani, guidati da Fratelli d'Italia e dalla Premier Giorgia Meloni, hanno adottato una posizione pragmatica. A differenza della chiusura netta della Lega, i Conservatori hanno cercato di bilanciare le opportunità geopolitiche con la protezione delle identità produttive nazionali.
Meloni ha dichiarato di aver dato il via libera all'accordo per "mettere in equilibrio interessi diversi": quelli dell'industria (export), dell'agricoltura (tutela della qualità) e quelli geopolitici (sicurezza degli approvvigionamenti).
Intellettuali e think tank d'area (come Nazione Futura) sostengono che l'accordo sia necessario per garantire all'Italia e all'Europa l'accesso a materie prime critiche (come il litio per le batterie) presenti in abbondanza nel Mercosur, sottraendole al monopolio di Pechino.
A Bruxelles, il gruppo guidato da FdI ha votato a favore di alcune mozioni chiave, ma ha mantenuto un atteggiamento vigile: si alla competitività, i Conservatori europei vedono nel Mercosur un modo per rilanciare la competitività dell'UE senza cedere a un "ambientalismo ideologico", no alle "forzature", esprimendo perplessità sul metodo dell'applicazione provvisoria avviato dalla Commissione, chiedendo che il ruolo dei Parlamenti nazionali non venga ignorato nel lungo periodo.
Ma il vero scontro è sull'agricoltura. Nonostante le clausole specchio volute dal Ministro Lollobrigida ("Non deve entrare in Italia un solo grammo di carne o zucchero prodotto con sostanze vietate ai nostri agricoltori"), nonostante la richiesta di protezione (ottenuta) delle 57 indicazioni geografiche italiane (IGP e DOP) che permetterà di perseguire legalmente i falsi "Parmesan" o "Prosciutto di Parma" in tutto il mercato Mercosur, la Lega, in sintonia con la Coldiretti chiede di fermare tutto.
Matteo Salvini e la Lega contestano il metodo dell'applicazione provvisoria, definendolo un modo per scavalcare i parlamenti nazionali e puntano il dito contro l'uso di pesticidi e antibiotici negli allevamenti intensivi sudamericani, chiedendo che il trattato venga annullato o riscritto da zero per incompatibilità con gli standard sanitari UE.
Sulla stessa lunghezza d'onda la Coldiretti con il suo presidente Ettore Prandini che ha definito il trattato una "linea suicida" per l'agricoltura italiana ed europea e che apre le porte a un'invasione di prodotti agricoli (carne, riso, zucchero, cereali) che non rispettano gli stessi standard qualitativi e sanitari imposti in Italia, denunciando anche l'utilizzo nei paesi Mercosur di oltre 500 sostanze chimiche e pesticidi vietati in Europa da decenni.
Coldiretti accusa la Presidente Ursula Von der Leyen di agire con "miopia" e di voler sacrificare l'agricoltura italiana per favorire l'industria tedesca (automotive e chimica), che trarrebbe i maggiori benefici dall'abbattimento dei dazi nel Mercosur.
Sullo sfondo rimane la richiesta del Parlamento Europeo che ha inviato il testo alla Corte di Giustizia UE. Si attende un parere che chiarisca se la Commissione abbia il potere di "spezzare" l'accordo per farlo passare senza il voto di tutti i parlamenti nazionali.